Salvataggio di un gabbiano

Stamattina, nel porto di Corricella, mi sono imbattuto in un gabbiano, un bellissimo esemplare di gabbiano reale, con l’ala destra completamente rotta  che andava zampettando sulla banchina per eviatare gatti e cani. Pensando che fosse destinato a morte certa ho contattato il mio amico Davide della Lipu ed insieme abbiamo recuperato l’animale che con una fasciatura di fortuna è stato sistemato in una cassa di cartone e trasferito a Napoli per essere curato.

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I marittimi italiani e il “Crew Shortage”

(Da una segnalazione di Tommaso Strudel un articolo interessante per i nostri marittimi) Diventa sempre di più un’ardua impresa per i marittimi italiani trovare un imbarco sulle navi commerciali di bandiera, come mai? Eppure gli italiani sono tradizionalmente un popolo di navigatori, partendo da chi ha fatto la storia della nostra marineria. Oggi forse siamo costretti ad archiviare la tradizione e il mestiere che dalla notte dei tempi è stato perno dell’economia costiera di un Paese bagnato da ¾ dal mare. Infatti, inspiegabilmente, sembra che le compagnie di navigazione italiane siano costrette a ricorrere a personale marittimo straniero per sopperire alla penuria di marittimi italiani. Almeno questo è quanto verrebbe sostenuto delle società di navigazioni italiane e la Confederazione Armatori, Confitarma, principale espressione associativa dell’Industria Italiana della Navigazione che raggruppa Imprese di Navigazione e Gruppi Armatoriali che operano in tutti i settori del trasporto merci e passeggeri, nelle crociere e nei servizi ausiliari del traffico. Il fenomeno è chiamato “Crew Shortage”, ossia carenza di personale qualificato da impiegare a bordo delle navi commerciali dato da una cronica crisi di vocazione tra i giovani. Per cui, di fatto, a bordo delle navi di bandiera si formano equipaggi multietnici, si usano lingue, religioni, modi di lavorare, modi di agire e di mangiare differenti, ma in primis salario e diritti diversi. Continua la lettura su liberoreporter.eu