Pirateria: aspettando che ci scappi il morto

Allora è vero! Stiamo aspettando che ci scappi il morto!

Leggo quest’articolo del sempre ben informato Massimo Alberizzi e quest’altro e mi ricordo dell’amico di Bertolaso che esultava alla notizia del terremoto in Abruzzo: c’è sempre qualcuno pronto a speculare sulla disgrazia altrui! E questa volta anche il padre di Eugenio Bon parla espressamente degli armatori che non farebbero niente ” per attendere freddi e impassibili la famosa attesa dei 10 o 12 mesi di sequestro che farà guadagnare tutti.” Ma com’è possibile che lo stato Italiano non faccia niente per fare chiarezza per mettere in luce che giochi sporchi ci sono dietro questa vicenda? L’ho già detto altre volte é necessario capire che e chi è responsabile di questa cinica attesa perchè se esiste una vera responsabilità degli armatori, se veramente stanno buttando a passare il tempo per i loro guadagni a quel punto altro che manifestazione pacifica! andiamo alla sede di questi figli di put..a e riempiamoli di fango/merda! Devono vergognarsi di essere mai nati.

La vera disgrazia di questi poveri sventurati e di essere capitati tra due bande di squali per i quali contano solo i soldi

In tutto questo cosa fa lo stato (e non parlo del capo del governo) per tutelare i suoi cittadini?

Sarebbe pensabile un atteggiamento simile in nessun altro stato occidentale???

Me lo chiedo e ve lo chiedo con amarezza!

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3 pensieri su “Pirateria: aspettando che ci scappi il morto

  1. Sarebbe pensabile un atteggiamento simile in nessun altro stato occidentale???
    Adriano Bon deve capire che anche il comportamento degli altri
    marittimi che lavorano con la stessa societa’ del figlio sarebbe
    IMPENSABILE in un altro paese EUROPEO.Se una cosa del genere accadesse in FRANCE ad esempio, credo che i marittimi
    bloccherebbero tutte le navi della societa armatoriale per protesta.
    Dove sono finiti i meridionalisti sudisti che strombazzavano legende
    sulla gente del sud che addirittura definiscono i napulitan gente e
    cor.MAH.

  2. CHIUSI IN SALA RIUNIONI – Giovedì mattina i manager sono stati chiusi nella sala riunioni, perché sono state giudicate «insufficienti» le misure prese per compensare al piano di licenziamenti, ha indicato un delegato sindacale. Nessuna tensione, assicurano i dipendenti, che hanno concesso ai manager di andare al bagno e ristorarsi. Fino alla liberazione, in tarda serata. L’attività della fabbrica verrà trasferita nel 2010 in Malaysia e verranno soppressi 498 posti di lavoro. I dipendenti chiedono indennità superiori a quelle assegnate dalla direzione. «Giudicando le misure insufficienti, circa 125 lavoratori hanno deciso di mettere pressione ai dirigenti chiudendoli a chiave nella sala congressi» ha detto Bruno Damien del sindacato Cfe-Cgc.

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