Nebbia d’agosto

Procida 24 agosto 2011 ore 6.30

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Marittimi sequestrati: lettera aperta al Presidente Napolitano

Signor presidente,
sono un procidano, concittadino di due dei marittimi della Savina Caylyn la nave italiana in mano ai pirati Somali da sei mesi.
Mi rivolgo a Lei perché è l’unico che per funzione istituzionale e per carattere è al di sopra delle parti e dei giochi politici ed economici
Voglio ringraziarla per l’interesse mostrato per la nostra vicenda in questi mesi ma purtroppo, mi permetta la sfrontatezza, non basta.
Signor presidente, mi rendo conto che Lei è sempre impegnatissimo e che le vicende politiche La tengono costantemente sotto pressione ma, La prego, prima di essere costretto a presenziare l’ennesimo funerale di stato, prima di ritrovarci tutti dietro una bara – perchè se continua cosi il morto ci scappa sicuro – faccia una cosa e la faccia lei personalmente: prenda per le orecchie gli armatori e li forzi a pagare questo maledetto riscatto.
Lei mi chiederà: e se gli armatori non hanno i soldi?
Signor presidente a Lei non possono mentire, Lei ha tutti i mezzi per accertare la reale consistenza delle loro possibilità e poi se così fosse almeno sapremmo quanto manca per realizzare la cifra richiesta dai pirati.
E non mi dica che l’Italia, questa grande nazione, non riesce a metter insieme qualche milione per riscattare 23 persone (di cui 5 italiani e 17 indiani spesso dimenticati e da nessuno rivendicati) che hanno l’unica colpa di guadagnarsi il pane con un lavoro duro e pericoloso.
Ho letto che è in atto un gioco al ribasso tra armatore e pirati: non permetta che questo si faccia sulla pelle dei nostri uomini cosi come non lo permetterebbe se si trattasse dei suoi familiari.
Presidente Napolitano, faccia pressione su questi “signori” per cui l’interesse economico viene prima della vita dei nostri cari.
Scongiuri questa tragedia annunciata.
Lei può farlo!

Marittimi sequestrati: qualche riflessione

Ho seguito da vicino le iniziative di questi giorni a favore dei marittimi sequestrati e ho fatto una serie di riflessioni che voglio riportare sperando che possano essere un contributo costruttivo alla risoluzione di questa vicenda che per i diretti interessati e i familiari è a dir poco angosciosa.

Penso che ci siano due problemi distinti: uno a brevissimo termine che riguarda la liberazione degli ostaggi e uno a lungo termine (molto più complicato) che riguarda la pirateria nel corno d’Africa.

Per quel che riguarda la liberazione degli ostaggi la  priorità è quella di verificare le voci che parlano di una polizza di assicurazione che l’armatore dovrebbe incassare a 270 giorni. Secondo me bisogna muoversi in questo modo:

  • ottenere un incontro con l’armatore con le buone o le cattive (sit-in, picchetti davanti casa dell’armatore o la sede della compagnia etc) e capire i termini della questione. Sarebbe importante che già in questa fase ci fossero degli esperti di finanza che possano inquadrare la situazione.
  • se la notizia della polizza a 270 gg corrisponde a verità, un gruppo di esperti di economia e di politica potrebbe studiare una soluzione (da proporre al Capo dello Stato per esempio) per rendere disponibile la somma subito in quanto non è pensabile che i nostri compaesani possano resistere altri tre mesi (nel caso della Savina Caylin, molti di più per gli ostaggi della Rosalia d’Amato) Penso a soluzioni tipo pressione del  Capo dello Stato sulle banche per un prestito a tre mesi a tasso molto basso o ad una soluzione di azionariato popolare capitanato dalle tre banche presenti sull’isola (sono solo ipotesi. non sono un esperto ma penso che con un po di buona volontà una soluzione si trova. Vedi le soluzioni che stanno architettando per il salvataggio della Grecia…e là parliamo di cifre a 9 zeri!)

La pirateria nel Corno d’Africa è un problema molto più spinoso perché è frutto di un situazione economico-politica che è a dir poco catastrofica. Cercando di documentarmi ho trovato l’articolo che vi propongo qua sotto che da un’idea della situazione. Chi volesse saperne di più può leggere questa raccolta di articoli veramente interessante.
Certamente contro i pirati serve il pugno di ferro ma da solo non basta. Perché i pirati, non dimentichiamolo, sono figli di una situazione al limite del sopportabile. E una cosa è certa: fino a quando ci sono zone in cui la vita vale meno di niente tutti siamo a rischio. Questa è una grande lezione che l’occidente tarda ad imparare. Non intendo giustificare nessuno ma resta il fatto che in un paese allo sfascio con i bambini che muoiono di fame e di sete e facilissimo trovare manovalanza per la pirateria.
Quando manifestiamo non dimentichiamoci di questo e  chiediamo con forza che l’Italia, nonostante la crisi ( che vista con gli occhi di un somalo fa veramente ridere) si faccia sponsor internazionale della risoluzione dei problemi del Corno d’Africa che sono difficilissimi ma non irrisolvibili.  Siamo riusciti , spinti da Sarkozy, a muovere uomini, mezzi e risorse contro Gheddafi, potremo fare altrettanto per scongiurare una crisi umanitaria che si preannuncia di proporzioni bibliche. E non sarebbe un’azione disinteressata la nostra perché,  ripeto,  fino a quando permettiamo che ci siano persone che non hanno niente da perdere tutti siamo a rischio.
questo è  l’articolo di Domenico Quirico, da “la Stampa” del 14/7/2011:

La fame. Ha una forza tremenda la fame, scuote spezza deforma annienta uomini, regioni, popoli. È metodica, lavora con pazienza, non ha fretta. Regala, tra tutte, la morte la più dimessa e silenziosa. Negli occhi di questi moribondi non si legge traccia di vita o di espressione. Molecola dopo molecola spreme i grassi e asciuga le albumine dalle cellule umane.

Rende le ossa così friabili che si spezzano a toccarle, fa incurvare le gambe dei bambini, annacqua il sangue che scorre senza forza e senza peso, fa girare la testa, prosciuga i muscoli, corrode alla fine il tessuto nervoso. Questo è il primo passo: poi la fame svuota l’anima, caccia la gioia e la speranza, toglie la forza di pensare e provoca rassegnazione, egoismo, crudeltà, indifferenza.
Nell’Ogaden madri, accecate dalla fame, hanno gettato i figli nei pozzi asciutti, li hanno lasciati sul ciglio della pista appoggiati a un arbusto. Senza voltarsi indietro hanno ripreso a camminare, passo dopo passo. Cibo cibo, mangiare qualcosa, qualsiasi cosa: erba secca rifiuti rovi radici animali morti. Per la fame l’uomo perde ciò che lo rende uomo. Continua a leggere

Iniziativa per i marittimi sequestrati

(Riceviamo da Insieme per Procida) Il gruppo “Insieme per Procida”, considerati i recenti interventi pubblici dei familiari dei marittimi della nave “Savina Caylin”, si è fatto promotore di un incontro istituzionale presso il Comune di Procida. In un clima di massima collaborazione si è deciso di chiedere alla comunità procidana un’ampia mobilitazione per poter portare nella città di Roma una nutrita delegazione, con l’obiettivo di sensibilizzare le massime istituzioni dello Stato. Sono passati infatti oltre sei mesi dal sequestro della “Savina Caylin” senza che le trattative abbiano fatto progressi significativi.
Si fa appello a tutte le associazioni del territorio, e a tutti i singoli cittadini riuniti dai nuovi strumenti di comunicazione, di aderire all’iniziativa per sollecitare il rientro a Procida di tutti i marittimi sequestrati.
Parimenti si è chiesta all’Amministrazione la sollecita convocazione della Commissione Tecnica istituita durante il Consiglio Comunale dello scorso Venerdì Santo al fine di allacciare tutti i rapporti istituzionali possibili affinché non abbiano a ripetersi simili situazioni.