C’è ancora speranza?

(dal blog di Zucconi)Uno dei ritornelli più abusati dai berlusconiani contro gli avversari è quello della brutta figura che i critici dell’ Italia farebbero fare al nostro Paese di fronte al mondo, denigrandolo e illustrando le avventure del bunghero. La piccola, triste, umiliante gag di Berlusconi che racconta a uno sbigottito Obama la storia delle “toghe rosse” e della magistratura che lo perseguitano come se fosse a un comizio dei suoi piazzisti raccolti dalla Brambills – raccontata per esorcizzare in anticipo l’aureola di vergogna che ormai lui sa di portarsi dietro ovunque vada – è l’esempio migliore di come sia lui la causa prima del discredito internazionale nel quale la società civile italiana del 2011 è precipitata, per il fatto di averlo tollerato troppo a lungo. Ora, nelle mani dei milanesi, napoletani, triestina, cagliaritani e altri italiani, si è acceso un lumino, speriamo che non venga spento per stupidità, paura o per indifferenza.

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4 pensieri su “C’è ancora speranza?

  1. Aziende italiane prime nella classifica delle frodi all’Unione europea. Tra fabbriche fantasma al Sud, corsi di formazione fasulli al Nord e finte fatturazioni per ottenere denaro nel settore agricolo. Questi i dati emersi dall’ultimo rapporto dell’Olaf, l’organismo della Commissione europea che si occupa delle irregolarità nell’utilizzo dei fondi, secondo cui il danno accertato finora sarebbe di cinque miliardi di euro.

    Un fenomeno in crescita
    Secondo i dati le ultime frodi accertate erano state 1131 nel 2009, per un ammontare di 328 milioni di euro, fenomeno in crescita nel 2010. Secondo i dati della Guardia di Finanza soltanto in Calabria lo scorso anno sono state denunciate frodi per un importo record di 145 milioni di euro. In Sicilia le frodi segnalate sono state, invece, 206 per 67,2 milioni di euro, il 73% in più dell’anno precedente. Fenomeno che resta invariato anche nei primi mesi di quest’anno. A peggiorare la situazione, anche la dichiarazione dell’ex direttore dell’Olaf, Nicholas Llet, secondo cui gli Stati membri perseguono solo il 7% dei casi sospetti. Il che significa, tradotto in cifre, che solo in Italia sarebbero stati truffati 4,6 miliardi di euro
    Un sistema illegale più ampio
    L’Olaf nel suo report annuale analizza tutti i paesi che hanno ricevuto finanziamenti dall’Unione nella programmazione 2000-2006 e in quella 2007-2013, individuando 320,1 milioni di euro di truffe accertate su un totale di 28 miliardi di fondi erogati. Si tratterebbe però solo della parte più evidente di un sistema illegale ben più ampio. Perché se alle frodi si aggiungono anche le irregolarità, cioè il mancato avvio del progetto e la non corretta presentazione dei documenti, i casi salgono a quota 1491 per 422 milioni di euro, di cui sono stati recuperati appena 50 milioni di euro. Il resto sembra svanito nel nulla e il dipartimento Politiche comunitarie italiano calcola ancora in 400 milioni di euro la cifra da chiedere indietro a società che hanno ottenuto illecitamente i finanziamenti.
    e tecniche illegali più utilizzate
    Tra i meccanismi più frequenti utilizzati nei casi di truffa, la prima è quella della finta certificazione di investimenti privati necessari per poter accedere ai fondi di Bruxelles. Un altro metodo tra i più diffusi è quello della falsa attestazione di spese con fatture fasulle per dimostrare di aver acquistato impianti o macchinari. Sempre sul fronte certificazioni, molti per ottenere i contributi denunciano di possedere aree e terreni che in realtà non hanno. Ma il primato della truffa spetta a 23 piccoli imprenditori di Milano, Bergamo, Varese, Modena, Cosenza, Crotone, Catanzaro e Lamezia Terme che, con false fatture emesse da società estere, con sede a Panama e alle Isole Vergini, hanno finto di avviare un’attività industriale. Chiedendo anche il rimborso dell’Iva sulle fatture false, per una truffa totale da 20 milioni di euro
    a formazione il settore più a rischio
    L’ultima frontiera in fatti di frodi è il settore della formazione e dell’istruzione, che può contare su una dotazione di contributi europei di quasi due miliardi di euro. Recentemente a Milano la Commissione europea ha annunciato di volersi costituire parte civile in un eventuale processo per una truffa ai danni dell’Ue pari a 50 milioni di euro per corsi di formazione “inventati”, come confermato dalla Procura milanese che ha notificato l’avviso di chiusura indagini a 23 persone. Secondo i magistrati, attraverso una finta partnership tra società con sede in Inghilterra, Francia, Grecia, Austria, Svezia, Slovenia e Polonia, un gruppo di imprenditori milanesi ha ottenuto finanziamenti per 22 corsi di formazione mai realizzati. Se confermata da una sentenza, saremmo di fronte a una delle più grandi truffe mai realizzate ai danni dell’Ue.

  2. Come facciamo a spiegare alla Ue che per il loro bene si devono liberare dei taliani???????
    Mah.

  3. @ lorenzo: “commenti” significa rispondere con un argomento attinente al tema dell’articolo. Tu invece inserisci nei commenti cosa che non ci azzeccano niente con l’articolo!

  4. C’e’ sempre un collegamento,ad esempio c’e’ chi imputa a bellusconi di
    aver fatto fare brutta figura all’italia accusando i magistrati taliani.
    Ho riportato un articolo scritto dai taliani dove si evince che non c’e’ biso
    gno di bellusconi.i taliani fanno del tutto per fare delle belle figure.
    Non è a napula che dicono fattel qu chi è megl e te e rimittic e spese.
    Ecco quello che la Ue non vuol capire, non devono farsela con i taliani per
    il loro bene con o senza bellusconi.

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