La paranoia delle registrazioni abusive

Alcune sere fa un cittadino stava assistendo alla seduta del consiglio comunale del proprio paese, San Pietro Mosezzo, un piccolo comune del novarese.A un certo punto il cittadino ha tirato fuori il telefonino dalla tasca – un gesto automatico che compiono moltissimi per vedere se ci siano stati messaggini o chiamate – ma il sindaco lo ha notato e lo ha fatto fermare dal comandante dei vigili.
Questi lo ha portato nel proprio ufficio per fargli rilevare che non si possono videoregistrare le sedute del consiglio comunale senza l’autorizzazione del presidente del consiglio stesso che nel caso dei piccoli comuni è sempre il sindaco.
Il cittadino ha dichiarato che non stava videoregistrando e il vigile glielo ha fatto ripetere anche in forma scritta, sebbene lo stesso avesse aggiunto che non sapeva ci fosse un divieto a videoregistrare le sedute pubbliche del consiglio comunale.
Tutto ciò dimostra che il fastidio provato da una certa parte della classe politica verso la trasparenza – fino all’eccesso della legge bavaglio sulle intercettazioni, che vieta la pubblicazione perfino di quelle non più coperte dal segreto istruttorio e giudiziario – è diffuso perfino nei suoi livelli più bassi e locali. (da zeusnews)

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