Condanna ue per rifiuti campania

(da Davide Zeccolella)
La Corte di giustizia Ue del Lussemburgo ha condannato l’Italia sul caso dei rifiuti in Campania. Nella sentenza i giudici hanno accolto il ricorso presentato dalla Commissione europea nel luglio 2008. In particolare, si legge nella sentenza, l’Italia, “non avendo adottato tutte le misure necessarie per evitare di mettere in pericolo la salute umana e di danneggiare l’ambiente, è venuta meno agli obblighi che le incombono in forza della direttiva rifiuti”.

“La criminalità non giustifica i rinvii”
“Né l’opposizione della popolazione, né gli inadempimenti contrattuali e neppure l’esistenza di attività criminali costituiscono casi di forza maggiore che possono giustificare la violazione degli obblighi derivanti dalla direttiva e la mancata realizzazione effettiva e nei tempi previsti degli impianti”, si legge nella sentenza.

Salute umana in pericolo
La Corte di giustizia, constatando che l’Italia “non ha adottato tutte le misure necessarie, ha messo in pericolo la salute umana e recato pregiudizio all’ambiente”.

Non è stata creata una rete adeguata e integrata di impianti di recupero e di smaltimento e non sono state adottate tutte le misure necessarie per evitare di mettere in pericolo la salute umana e di danneggiare l’ambiente nella Regione Campania. L’Italia quindi è venuta meno ai suoi obblighi.

Nella regione Campania, i quantitativi ingenti di rifiuti ammassati nelle strade, nonostante l’assistenza di altre regioni italiane e delle autorità tedesche, dimostrano, sottolinea la Corte di giustizia dell’Ue, “un deficit strutturale di impianti, cui non è stato possibile rimediare”.

L’Italia ha peraltro ammesso che, si legge ancora nella sentenza, “alla scadenza del termine stabilito nel parere motivato, gli impianti esistenti e in funzione nella regione erano ben lontani dal soddisfare le sue esigenze reali”.

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Risate a denti stretti

Da spinoza.it)

Siamo in quella che chiamano Par Condicio. Perché non si può dire il suo vero nome.

In realtà in Italia non c’è la censura. È che ci piace parlare d’altro.

Regola tassativa: non mettere in mezzo i politici. Ehi, sembra il processo Mills!

Per rispetto della par condicio, il Tg1 dovrà dare anche notizie vere.

(A Tetris se si nomina un politico scatta la paletta. Per raccoglierlo)

Non si può negare che la par condicio sia dannosa. Ora Vespa avrà molto più tempo per scrivere libri.

Bruno Vespa ha definito “grave” l’azzeramento dei programmi di informazione. Come se la cosa lo riguardasse.

Questa situazione avvelena il clima: anche Mourinho è stato squalificato perchè ha mimato un politico.

In questo periodo non si possono fare i nomi di partiti né di uomini politici. A quello ci pensano già i pentiti.

In compenso si può dire liberamente “Viva Romano Prodi”. Se uno ha il coraggio.

Secondo l’Auditel la principessa Sissi è meglio di Vespa. Ed è pure morta.

Mentana: “Che differenza c’è tra un tg e un programma d’informazione?”. È semplice: l’informazione.

Belpietro non può nominare il nome di un certo politico. Si limita ad accennare un inchino.

(Non nominare il nome del premier. Me lo ricordavo diverso, il secondo comandamento)

Secondo Freccero “Belpietro fa sparire il concetto di verità“. E non è neanche il suo numero migliore.

Pare ci sia un giornalista inglese che equivale all’unione di Vespa e Santoro. Ma solo nelle notti di luna piena.

La Bbc è un servizio pubblico migliore della Rai. Ma non ha il bidet.

Sallusti: “Non si vota in base a un’inchiesta giudiziaria”. A volte si vota per evitarne una.