Infibulazione e partecipazione

Come la politica può ottenere risultati concreti SOLO attraverso la partecipazione di TUTTI

Sabato scorso mi è capitato di vedere l’intervista di Marco Pannella a “che tempo fa” .
Nell’intervista, tra le altre cose, pannella  ha affermato che all’ONU, grazie anche all’impegno dei radicali e stata approvata una risoluzione per abolire nei prossimi dieci anni la mutilazione genitale delle donne ancora presente in molte culture (Pannella parlava di un miliardo di persone anche se il dato mi sembra esagerato)
Questa cosa mi ha particolarmente colpito. Mi chiedo se si può pensare di mettere fine a quella che ai nostri occhi è sicuramente una barbarie senza considerare l’ambiente (sociale, economico, culturale) di cui questa pratica è figlia.Sia ben chiaro che non intendo giustificare nessuno ma non credo possibile francamente una soluzione positiva per una simile azione senza passare attraverso la partecipazione delle popolazioni interessate.
La partecipazione! Parlo di decentramento e partecipazione fin dai tempi in cui Giorgio Gaber cantava “la libertà è partecipazione” ma confesso che solo ultimamente ho capito profondamente l’impatto e la reale importanza di questa pratica.

Un detto orientale dice”quando l’allievo è pronto il maestro si presenta” si vede che per questa cosa (la partecipazione ) ero pronto e il maestro mi si è presentato nelle fattezze di un metodo che è piuttosto una filosofia e che va sotto il nome di Agenda 21. Un metodo che, confesso, non conoscevo e ringrazio Aniello Scotto e suo figlio Maurizio per avermelo segnalato.
Le considerazioni su cui non avevo posto bene l’attenzione parlando di partecipazione e che agenda 21 mi ha rivelato (si, penso proprio ad una sorta di rivelazione) sono due:

  • La condivisione di informazioni e obbiettivi facilita l’applicazione delle leggi facendo sentire il cittadino partecipe e riducendo il boicottaggio e la resistenza passiva (più facile davanti a leggi non comprese e ragioni non condivise)
  • Ascoltare tutti prima di prendere decisioni importanti comporta la possibilità di analizzare punti di vista e possibili soluzioni sconosciute  all’amministratore ( che cosa ne può sapere per esempio il sindaco di Procida delle difficoltà di girare con una carrozzina tra traffico e strade dissestate) Questi punti di vista diversi aumentano le possibilità di trovare una soluzione più equa e perciò più accettabile (almeno dalla maggioranza)

Alla luce di tutto questo penso che pretendere di andare nei villaggi somali a proibire tout court l’infibulazione è una mera pretesa da mente occidentocentrica è l’unico risultato che così si può ottenere e di rendere le cose ancora più traumatiche e clandestine per i soggetti che subiscono questa sorta di mutilazione che sicuramente non è solo fisica. Non si può calare in nessun contesto una norma dall’alto(deus ex machina) Nel caso specifico bisogna dare voce ai diretti interessati (i famosi stakeholders) per cercare di capire anzitutto le ragioni che stanno dietro questa pratica e discutere con loro circa le  possibili soluzioni, soprattutto nell’ottica di modificare la condizione femminile di queste culture. Penso  che un’azione del genere possa dimostrarsi più lunga e difficile ma porterebbe a risultati sicuramente più efficaci e duraturi.

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