Cittadini e sudditi

(Ho scritto questo articolo mesi fa per il foglio locale dei giovani PD ma penso che sia ahimè sempre valido per cui ve lo ripropongo)
Clientelismo, nepotismo, interesse privato in atto di ufficio, in una parola “la malamministrazione” non è ahimè una nostra esclusiva ma certamente nel nostro sud il fenomeno assume aspetti particolarmente virulenti e sfacciati. Qualcuno, conoscitore della nostra storia, sostiene che questi comportamenti fanno oramai parte del nostro DNA e che tutto sia iniziato intorno al 1200 con la conquista dei D’angiò. Da allora siamo sempre stati dominati da stranieri e la cosa non è terminata neanche con l’unità d’Italia visto l’atteggiamento dei Savoia e dei loro quadri piemontesi che qui a sud si sono comportati troppo spesso alla stregua di forze di occupazione (se non riuscite a leggere testi di storia in proposito potrebbe bastare qualche romanzo di Camilleri per sapere come si comportavano i piemontesi nella Sicilia dopo l’unità d’Italia). Non sono all’altezza di giudicare una simile analisi poiché le mie conoscenze storiche sono molto limitate ma una certezza mi viene dall’osservazione quotidiana dei miei compaesani: rispetto al potere siamo più spesso sudditi che cittadini. Per noi le regole, la legge, sono cose calate dall’alto. Hanno più la forma, ai nostri occhi, di ostacoli incomprensibili messi là per complicarci la vita che non di strumenti necessari a garantire a tutti uguali diritti e uguale dignità. In quest’ottica si capiscono atteggiamenti altrimenti incomprensibili come quello di andare ad elemosinare privilegi invece di pretendere diritti o argomentare, quando veniamo colti in flagrante, che anche altri commettono impunemente i nostri stessi reati . Si badi bene che questa protesta non tende a far rispettare a tutti la legge ma ad ottenere la medesima deroga. Per fare un esempio pratico, quando si è parlato di abbattimento di case abusive, in pochi si sono interrogati sulla legittimità della risoluzione mentre troppo spesso l’argomentazione verteva sul fatto che a quel punto bisognava abbattere TUTTI gli abusi. Che non è neanche la logica del “mal comune mezzo gaudio” perchè ripeto l’obbiettivo era, considerata l’impossibilità di abbattere tutto, di non far abbattere niente: la deroga totale per tutti, l’annullamento della regola. Un’altra conseguenza del cittadino-suddito è il politico-padrino, il politico che non è percepito come nostro rappresentante (e nostro “stipendiato) ma come signorotto feudale il cui compito è quello di mantenere i rapporti con l’esterno ed intercedere per i sudditi in tutte le questioni che questi hanno con l’esterno. Chi ha bisogno di un lavoro, una casa, o ha subito un torto, lungi dal cercare di capire cosa dice la legge e quali sono i suoi diritti, va in pellegrinaggio dal politico-padrino a chiedere la grazia promettendo in cambio eterna fedeltà. Sarebbe altrimenti difficile spiegare casi politici come quello di Mastella che nonostante le accuse (in corso di accertamento) i passaggi da una parte politica all’altra, può contare sulla fedeltà inossidabile dei suoi sostenitori che neanche si pongono il problema di capire cosa ha fatto e come agisce il loro signore e padrone. Mi rendo conto che non è facile far cambiare questi atteggiamenti cosi radicati in noi ma penso e spero che il solo fatto di metterli in risalto e analizzarli sia già un primo passo e che a noi tutti tocca, cominciando da se stessi, tentare di modificare comportamenti e modi di pensare altrimenti avremo perso la battaglia prima ancora di iniziarla.

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