L’abbruzzo non ha più lacrime

su segnalazione di G.Barblan ho trovato, nel blog di Zucconi, questo articolo fuori dal coro sulla tragedia in Abbruzzo:
Continuando nella mia serie di osservazioni very very politically incorrect, “quousque tandem”, fino a quando le prefiche e la compagnia della Buona Morte televisive andranno avanti a rompere i maroni ai parenti delle vittime abruzzesi per spremere l’ultima lacrima dall’ultimo congiunto che ancora non sia stato tormentato da un cono gelato (microfono) ficcato in bocca?
Ci sono un limite, una soglia di pudore e di decenza, oltre i quali anche il telespettatore più boccalone si rende conto che questi officianti del funerale continuo con la voce untuosa da sacrestano al quale non affiderei mai un nipotino, sono gli autentici parassiti del dolore, ben più infami delle vignette sataniche dell’Epurato Squilibrato Indecente?
Basta, non se ne può più di lacrime o di passeggiate turistiche di politicanti in caccia di secondi al TG. Facciamo inchieste e servizi seri, magari sul terrificante problema delle assicurazioni che ora in teoria dovrebbero pagare milioni e milioni, con tanti cari auguri agli assicurati, sui mutui sospesi pro tempore, sulle rate di auto e mobili che non ci sono più ma continuano a correre, su attività commerciali e industriali che non possono più funzionare e dunque pagare stipendi, sui possibile effetti inquinanti che quelle rovine e quelle polveri hanno sicuramente generato con effetti di lungo periodo sulla salute dei soccorritori o dei sopravvissuti, come accade a Manhattan dopo l’11 settembre.
La lacrima è giornalismo per le prime ore, poi diventa truffa, melodramma, evasione dalla realtà e fuga dalla verità.
E il primo materiale necessario per ricostruire, più importante dei tondini, dei cavi, della malta, del calcestruzzo, è la verità. Alla radice di quei crolli c’è stata sempre, se ci pensiamo bene, una menzogna.

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