Crisi e stile di vita: e se provassimo con la sobrietà?

Rubo ancora una volta un bell’articolo (che condivido in pieno) dal blog di Caludio Maffei sulla crisi sperando che non se  n’abbia a male 🙂
Crisi e stile di vita: e se provassimo con la sobrietà?
Semplificando, ci sono due modi di reagire all’attuale crisi economica. Il primo insiste sulla necessità di rilanciare i consumi, sostenere la fiducia dei mercati e dei consumatori, iniettare nelle economie risorse straordinarie. Si ammette la necessità di qualche correttivo, si valuta l’opportunità di più stringenti «regole del gioco», ma né gli ingranaggi del «giocattolo», né lo spirito che anima i «giocatori» vengono messi in discussione. Questo approccio ha nel Prodotto interno lordo il suo totem: oggi un calo del Pil, anche minimo, è vissuto come un incubo; domani un suo incremento sarà il segnale che la tempesta è finita. Questa impostazione è prevalente in ambito politico, nei think tank dell’economia internazionale, persino in molte lotte sindacali.
La seconda modalità invita a riflettere anzitutto sul significato stesso del termine «crisi», che nella sua etimologia deriva dal greco krísis («scelta», da krínein, «distinguere», «scegliere») e che segnala – si legge nel dizionario – una «situazione di malessere o di disagio, determinata sul piano sociale dalla mancata corrispondenza tra valori e modi di vita». Da qui alcuni interrogativi di fondo sui limiti del modello economico costruito negli ultimi decenni e sul tipo di sviluppo che la società globalizzata deve perseguire. Sono interrogativi che riecheggiano da più parti: nel mondo dell’associazionismo e in quello della cooperazione internazionale, nella riflessione culturale sia di stampo laico che religioso.
Si diffondono in particolare gli inviti a (ri)scoprire la sobrietà: un valore, e prima ancora un’esperienza, straordinariamente profondi. Lungi dall’essere riducibile a un banale «spendere meno», l’autentica sobrietà sa farsi stile di vita, modalità di stare nel mondo capace di vedere la realtà nella sua interezza e complessità, con uno sguardo libero da attaccamenti che imprigionano. Sobrietà diventa allora sinonimo di uso non rapace delle risorse, nella consapevolezza che si esiste solo nella relazione con l’altro e che, nel mondo di oggi, le scelte di pochi hanno conseguenze su tutti (gli esseri umani) e su tutto (l’ambiente). Sobrietà come requisito essenziale di un’autentica corresponsabilità e solidarietà, antidoto a un individualismo suicida. Sobrietà, infine, come capacità di non essere spaventati dal futuro, come fondamento interiore di una vera speranza, ben diversa dalle effimere speranze che ci offrono i notiziari (il rimbalzo delle Borse, gli incentivi alla rottamazione…).
Se vissuta in questa prospettiva – per quanto sembri paradossale e pur senza sottovalutare le tante sofferenze connesse a un tempo difficile -, la crisi potrà forse rivelare un volto sorprendentemente benefico.

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5 pensieri su “Crisi e stile di vita: e se provassimo con la sobrietà?

  1. Caro pc, come al solito hai aperto un’altro grande post, per quel che mi riguarda propendo per la seconda modalità, cioè… “sobrietà”… ma è anche chiaro che i più optano per la prima, ad incominciare dal primo ministro e suo seguito e quindi in questo clima come si può sperare di abbattere definitivamente il grande totem PIL ❓ –

  2. siamo in un paese democratico per cui comanda la maggioranza: se la maggioranza è ottenebrata dalla pubblicità e dai discorsi ottimistici ( e miopi) della maggioranza (intesa non solo in termini di schieramenti politici) non ci resta che piangere!

  3. Trovo questo post interessante poiché s’impernia su due elementi contrapposti molto attuali che generano soventi conflitti a qualsiasi livello perciò voglio esprimere meglio i miei punti di vista in merito. Chiaramente non è solo questione di maggioranza o di minoranza del nostro governo, ma in questo sistema sono coinvolte tutte le nazioni del mondo e dobbiamo ammettere che il dio PIL si è mostrato più forte di tutte le religione messe assieme riuscendo in breve tempo a coinvolgere tutto il pianeta in maniera da rendere difficile il tornare indietro e quindi a vivere in modo più sereno, pacato e sobrio.
    Penso che si è in gran parte consapevoli che l’autentica sobrietà consiste nel vedere la realtà nella sua complessità, nel non essere schiavo dell’interesse materiale, nell’aver fiducia e rispetto dell’altro, dell’ambiente e natura nella sua complessità. Ma come può un qualsiasi uomo vivere nel mondo attuale con fiducia, senza conflitti, senza paura del futuro quando sa che all’indomani perde il posto di lavoro e non avere più i basilari sostentamenti per sé e per la sua famiglia?
    Quindi dobbiamo pur ammettere che il totem dio PIL è il Rex Mundi che ci tiene tutti schiavi e che ci fa accettare consapevolmente le sue scellerate scelte che irrimediabilmente si riversano su tutti.
    Certamente tutti vorremmo tornare indietro per riacquistare un modo di vivere più sobrio, tutti vorremmo vivere senza guerre, ma come fare?

  4. Purtroppo molti respingono idee e cose nuove, perchè non ne scorgono un immediato vantaggio personale. E’ la vita. ciao

  5. Scusa Gigi non capisco il tuo commento, quali sarebbero queste cose nuove che molti respingono? Ti riferisci forse all’incerenitore di Acerra, al ponte di Messina oppure alle sei milioni di ecoballe di Bassolino o forse ancora all privatizzazione dell’acqua o alla Sepa ❓ –

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