Procida: è ora di cambiare #2

Oltre ai problemi economici che abbiamo cercato di esaminare nell’articolo precedente, ci sono i problemi politici che fanno riferimento prima di tutto a quello che noi chiamiamo Il meccanismo del voto che qui sotto analizziamo a quattro mani…

Il meccanismo del voto che dovrebbe essere una delle espressioni più alte della democrazia si è trasformato nel nostro sud in un collo di bottiglia che di fatto fa degenerare la vita politica ed il concetto stesso di legalità, almeno nel sentire comune.
Le scelte dei nostri amministratori sono più attente a quali lobbies favorire ( e quanti voti queste possono portare) piuttosto che al bene comune. Molto spesso si arriva al paradosso che per non inimicarsi nessuno e non perdere un voto si evita di prendere alcuna decisione anche se necessaria ed urgente. (a procida e capitato più e più volte)
È chiaro poi che un amministratore che ha favorito gruppi e persone con il suo modo di amministrare si aspetta di essere rieletto e non deve preoccuparsi di amministrare bene, ergo può fare tranquillamente il proprio comodo e i propri interessi (politici e/o economici).
In cambio un amministratore che volesse fare il proprio dovere (nient’altro che applicare e far rispettare le leggi) deve temere di perdere voti e quindi la possibilità che non gli venga rinnovato il mandato.
Questo modo di operare però non può produrre altro che guasti all’intera collettività compresi i pochi che ritengono di esserne avvantaggiati.

Oggi a Procida i valori che hanno caratterizzato la nostra storia sono quasi del tutto scomparsi e riteniamo di poter affermare essere nelle condizioni che definiremmo di pre-camorra
La diffusione della intolleranza rispetto alle regole porta molti di noi a piccole infrazioni che pur non essendo vera criminalità ne prepara l’humus, crea le premesse per la micro criminalità, e da questa alla malavita organizzata il passaggio è breve ed inevitabile. In questa situazione però molti ci guazzano e ne traggono cospicui vantaggi. Nemmeno questi però possono essere effettivi e duraturi.

Nel 1805 Orazio Nelson ammiraglio della flotta inglese, nell’affrontare la flotta napoleonica nelle acque di Trafalgar, trasmise alla flotta prima della battaglia questo laconico messaggio ” Oggi l’Inghilterra si aspetta che ciascuno di voi faccia il proprio dovere”. In quella battaglia lo stesso Nelson mori insieme a molti altri marinai inglesi compiendo il proprio dovere. Ma da quella battaglia nacque la supremazia navale inglese che costituì la base per quasi due secoli di potenza militare e quindi economica dell’ Inghilterra praticamente da allora ad oggi.
E’ dal proprio dovere e non da furbizie di comodo che nascono le fortune di un popolo e da questa quella degli individui : se Nelson avesse suggerito ai marinai della propria flotta di trovare nascondigli, evitate la battaglia e cose di questo genere, chiunque comprende che non avrebbe costruito fortune ne militati ne economiche, ma sarebbero stati affondati tutti come cretini.

E’ ciò che sta succedendo a Procida, ma qui, come in moltissimi altri comuni, il problema della gestione dei voti pur essendo molto evidente sembra insormontabile per cui bisogna studiare le strategie che permettano di evitarlo.

Ragionandoci sopra con amici di tutti gli schieramenti politici abbiamo individuato due possibili strategie per evitare strategie elettorali puramente clientelari e quindi il ricatto del voto per la prossima amministrazione:

  1. presentarsi per una sola volta e quindi strafottendosene delle successive elezioni
  2. scegliere di fare solo e soltanto l’opposizione, costruttiva ma sempre e soltanto opposizione magari contando solo su uno due consiglieri ma con uno staff alle spalle che permetta di tenere sotto controllo stretto la maggioranza al potere, impedendole una gestione puramente clientelare della cosa pubblica.

Purtroppo la situazione politica economica e sociale attuale non permettono il “lusso” della seconda alternativa, per cui non resta altro da fare che cercare di creare una lista di “salvazione nazionale”, che possa vincendo le elezioni imporre un modo di fare completamente diverso”.
Una lista

  • che sia trasversale
  • che sia a tempo determinato
  • che abbia come primo obbiettivo il ritorno alle regole, ai diritti ed in particolare ai DOVERI, alla lotta ai favoritismi, al risanamento del bilancio comunale, ad una gestione attenta alla parità di bilancio (dove gli introiti siano reali e non virtuali)

Evidentemente per fare tutto questo non bisogna guardare in faccia a nessuno e chieder a tutti di darsi il famoso pizzico ngopp ‘a panz , ma così si può instaurare un circolo virtuoso che potrebbe portare ad un rifiorire dei valori e dell’economia procidana anche grazie ad un ritorno di immagine non indifferente.

E’ tempo che tutti i cittadini preoccupati veramente del bene del paese, tutti i cittadini che non fanno politica per interesse o professione si siedano intorno ad un tavolo per dare a Procida un gruppo di amministratori che in un mandato la rimetta in sesto, sulla via della legalità e della parità di diritto per tutti.

franco cerase e peppino capobianchi

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2 pensieri su “Procida: è ora di cambiare #2

  1. Carissimi Cerase / Capobianchi, era ora che qualcuno venisse allo scoperto e indicasse con chiarezza le linee guida, non dico per avviare un rilancio della vita amministrativa e civile, ma almeno per porre un freno all’inarrestabile degrado civico e morale.
    Attualmente, più gruppi di persone sono attive in tal senso, ognuno con la propria metodologia di lavoro, ognuno dotato delle migliori intenzioni, ognuno forte della propria storia personale. Gli individualismi sono dietro l’angolo: ognuno ha piccoli e grandi interessi da tutelare e/o perseguire, ognuno ritiene di essere depositario di una verità o delle capacità di risolvere tutto. Se si riuscirà a far sintesi di questa passione civica (ognuno dice di avere a cuore Procida, ma nessuno chiarisce mai come ciò si estrinsechi) e superare gli individualismi, allora davvero si potrà salvare Procida come auspicato dai Montaldo.

  2. Carissimi amici, sono mesi che cerco di spiegare il mio punto di vista che è molto simile al vostro: non importa che colore abbia la nostra bandiera, se ce l’abbiamo, ma quello che veramente siamo e cioè tutti cittadini di Procida. Partendo da questo, chiarire cosa veramente vogliamo fare per il futuro della nostra isola, partendo dalla imprescindibile volontà di tornare alla legalità, indipendentemente dalla chiara impopolarità che avrebbe nella sua attuazione.
    Vi appoggio nel vostro percorso e condivido pienamente.

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