Fermiamo la Gelmini!

Riceviamo e pubblichiamo:
In questi giorni sono moltissime le e-mail inviate al Presidente della Repubblica per chiedergli di non firmare la legge di conversione del decreto Gelmini.
Ora: il Presidente della Repubblica non può, per disposto costituzionale, rifiutarsi di firmare una legge approvata dal Parlamento. Egli, però, prima di firmarla, può inviare un messaggio motivato alle Camere con il quale chiede una nuova deliberazione. Per chiedergli di seguire questa strada, costituzionalmente corretta, ecco il testo di una lettera che, chi volesse, può inviargli.
Importanti sono due cose:
1. Che la richiesta inviata sia fattibile (e quella allegata lo è)
2. Che pervengano tantissime richieste

Il meccanismo per scrivere al Presidente della Repubblica è semplicissimo:
– Andare su: http://www.quirinale.it/
– cliccare sul link la posta (sulla destra)
A questo punto vi apparirà una finestra nella quale vanno inseriti i dati personali ed il testo della lettera.
Trasmettete questa mail a tutte le persone di cui avete l’indirizzo, invitandole a fare altrettanto: l’unica possibilità per essere ascoltati è di essere tanti, tantissimi!

TESTO LETTERA AL PRESIDENTE NAPOLITANO:

Signor Presidente,

posti di fronte al D.L 137 e a quanto previsto dalla legge 6 agosto 2008, n.133 sulla scuola osserviamo che le norme:

1. Vengono meno ai dettami costituzionali fissati dagli artt. 33 e 34: la scuola non garantirà più un accesso egualitario alla cultura e alla società;

2. Sono state approvate senza il confronto con chi nella scuola lavora e produce giornalmente formazione di cittadini e progresso culturale;

3. Rendono impossibile l’integrazione degli stranieri, dei rom, dei bambini diversamente abili, dei soggetti più deboli della società;

4. Rendono impossibile il progresso della ricerca scientifica;

5. Ostacoleranno l’accesso delle donne al lavoro.

La Camera dei Deputati e il Senato hanno approvato la legge di conversione del decreto 137/08 con un voto di fiducia.
Non Le chiedo di non firmare quella legge, ma di compiere un atto che la Carta Costituzionale Le consente. Lei avrà trenta giorni di tempo, dopo il voto del Senato, per promulgarla (comma1, art. 73 della Costituzione).
Le chiedo di inviare al Parlamento, in quel lasso di tempo, un messaggio motivato (comma 1, art.74 della Costituzione) per chiedere una nuova deliberazione. E quale più forte motivazione di quella di una legge di riforma della scuola approvata senza la necessaria discussione ed i doverosi confronti (!) con un voto di fiducia usato proprio per impedire discussione e confronti.

Contiamo sulla sua grande sensibilità istituzionale, certi che saprà vigilare perché quanto previsto non produca i danni che il mondo della scuola paventa.

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