Beati gli operatori di Pace

Caro Peppino,
penso che in questo momento le parole non servano,  urge la presenza e la responsabilità  di Persone che raccontino  ai cittadini  dove ci si sta incamminando,  e una buona volta  parlino loro,  senza temere…. e non continuino a “difendersi” restando “muti o  silenziosi” …
I cittadini dai propri amministratori desiderano profondamente quanto, con dire forte e profetico diceva quest’uomo speciale… Don Tonino Bello ai politici della sua terra.
Lina Scotto

Beati gli operatori di Pace

Il futuro nelle radici cristiane
Se dovessi trovare una frase ad effetto per spiegarvi a quale titolo mi sono sentito autorizzato a convocarvi, ne adopererei una di lontano sapore sessantottesco:<<Il futuro è nelle radici>>!
E siccome ho la convinzione –benché i rami le fronde e forse anche i frutti sembrino dire il contrario- che possediamo radici comuni, e queste indiscutibilmente cristiane,, mi sono detto .<<Chiamo tutti coloro che s’impegnano nella politica  (che è essenzialmente l’arte di costruire il futuro) per una ricognizione comunitaria delle nostre identiche radici?……

Affrontare problemi concreti immediati, seguendo le direttrici di marcia dettate dalla morale cristiana, e non perdere tempo in disquisizioni teoriche su che cosa è, cosa dovrebbe essere, che cosa sarà la democrazia, il marxismo, il socialismo, l’anarchia, il liberalismo… che se ne vadano tutti quanti a casa del diavolo. Perdere tempo a pestare acqua nel mortaio delle astrazioni è vigliaccheria; è evadere ai doveri dell’ azione immediata, è rendersi complici della conservazione  dello status quo ».
E allora, se è vero che le nostre radici sono cristiane il futuro è nelle radici, oggi, dissotterrandole da cumuli di zolle, vorremmo esporne al sole qualcuna.
Sarà, me lo auguro, una esercitazione salutare, visto che  attorno ad esse alcuni di noi, forse dai tempi dell’adolescenza, non hanno né zappato né innaffiato. Altri le hanno ricoperte di terra e di detriti, ripudiandone le antiestetiche nodosità. Altri le hanno recise o tenute sotto controllo per paura che ramificazioni sotterranee producessero scassi ulteriori. Altri, nel migliore dei casi, si son limitati a esporle, per puri scopi ornamentali, nel museo ortobotanico delle loro memorie, ma senza farle mai esplodere nel rigoglio dei tronchi, nella lucentezza delle fronde, nella carnosità dei frutti.

La miglior definizione dei politici.

In questo tentativo di ricognizione, ho pensato di scegliere  un tema generatore molto forte, partendo proprio dal discorso  della Montagna, e precisamente da una espressione  di Gesù: « Beati gli operatori di pace: saranno chiamati figli  di Dio » (Mt 5,9).
Se uno mi chiedesse a bruciapelo: « Dammi una definizione di quel che dovrebbero essere i politici », io risponderei subito: « Operatori di pace ».
Che cosa è la pace?
E’ un cumulo di beni. E’ la somma delle ricchezze di  cui un popolo o un individuo possa godere

Pace è giustizia, libertà, dialogo, crescita, uguaglianza.
Pace è riconoscimento reciproco della dignità umana, rispetto, accettazione dell’alterità come dono.
Pace è rifiuto di quelle posizioni filosofiche del catastrofismo degli ultimi anni secondo cui « l’uomo non è più di moda» e va disormeggiato con tutta la sua storia.
Pace è temperie di solidarietà: solidarietà, che non è più uno dei tanti imperativi morali; ma è l’unico imperativo morale, che noi credenti chiamiamo anche comunione.
Pace è frutto di quella che oggi viene indicata come « etica del volto»: un volto da riscoprire, da contemplare, da provocare con la parola, da accarezzare.
Pace è vivere radicalmente il faccia a faccia con l’altro. Non il teschio a teschio. Vivere il faccia a faccia, non con gli occhi iniettati di sangue, ma con l’atteggiamento del disinteresse. Anzi, del dis inte r esse, scritto di proposito in tre pezzi, come osserva Italo Mancini, per dire che nel movimento di fondo del faccia a faccia, indicato dal pezzo intermedio (inter), quello che io debbo fare è depotenziare (dis) la pretesa del mio essere (esse) a porsi come sovrano.
Pace, perciò, è « deporre l’io dalla sua sovranità, far posto all’altro e al suo indistruttibile volto, instaurare relazioni di parola, comunicazione, insegnamento: quello che categorie mistiche, che possono essere lette in senso etico, esprimevano con la parola abbandono e svuotamento. Prima ancora che fatto politico, la deposizione è un fatto di giustizia e di alta moralità» (Giannino Piana).
Pace, per usare un’immagine, è un’acqua che viene da lontano: l’unica in grado di dissetare la terra; l’unica capace di placare l’incoercibile bisogno di felicità sepolto nel nostro inquieto cuore di uomini.
Quest’acqua che in larga parte discende dal cielo e in minima parte deriva dalle risorse idriche della terra   ma anche queste, in ultima analisi, non provengono dall’alto?   si trova in un acquedotto. Si tratta ora di portarla a tutti.

Ed eccoci al ruolo degli operatori di pace, cioè i politici.
Portare ovunque l’acqua della pace

Chi sono gli operatori di pace?
Sono i tecnici delle condutture; gli impiantisti delle reti idrauliche; gli esperti delle rubinetterie.
Sono coloro che, servendosi di tecniche diversificate, si studiano di portare l’acqua della pace nella fitta trama dello spazio e del tempo, in tutte le case degli uomini, nel tessuto sociale della città, nei luoghi dove la gente si aggrega e fioriscono le convivenze.
Qui è bene sottolineare una cosa.
L’acqua è una: quella della pace. Le tecniche di conduzione, invece, cioè le mediazioni politiche, sono diverse. E diverse sono anche le ditte appaltatrici delle condutture. Ed è giusto che sia così.
L’importante è che queste tecniche siano serie, intendano servire l’uomo e facciano giungere l’acqua agli utenti.

Senza inquinarla. Se lungo il percorso si introduce del veleno, non si serve la causa della pace.
Senza manipolarla. Se nell’acqua si inseriscono additivi chimici, magari a fin di bene, ma derivanti dalle proprie impostazioni ideologiche, non si serve la causa della pace.
Senza disperderla. Se lungo le tubature si aprono falle, per imperizia o per superficialità o per mancanza di studio o per difetti tecnici di fondo, non si serve la causa della pace.
Senza trattenerla. Se nei tecnici prevale il calcolo, e si costruiscono le condutture in modo tale che vengano favoriti interessi di parte, e l’acqua, invece che diventare bene di tutti, viene fatta ristagnare per l’irrigazione dei propri appezzamenti, non si serve la causa della pace.
Senza accaparrarsela. Se gli esperti delle condutture si ritengono loro i padroni dell’acqua e non i ministri, i depositari incensurabili di questo bene di cui essi devono sentirsi solo i canalizzatori, non si serve la causa della pace.
Senza farsela pagare. Se i titolari della rete idrica si servono delle loro strumentazioni per razionare astutamente le dosi e schiavizzare la gente prendendola per sete, non si serve la causa della pace.
Si serve la causa della pace quando l’impegno appassionato dei politici sarà rivolto a che le città vengano allagate di giustizia, le case siano sommerse da fiumi di rettitudine e le strade cedano sotto una alluvione di solidarietà, secondo quello splendido versetto del profeta Amos: «Fate in modo che il diritto scorra come acqua di sorgente, e la giustizia come un torrente sempre in piena» (Am 5,24).

Dal libro di don Tonino Bello Vegliare nella notte

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8 pensieri su “Beati gli operatori di Pace

  1. Gentile Signora Lina, va anche bene cercare operatori di pace, ma quando tra questi si infiltrano persone che prima hanno distrutto l’isola e poi pretendono di salvarla cosa facciamo?.Chi ha distrutto solchiaro,il cottimo,santa margherita e tutto il resto? Io ho già in passato parafrasato la parola PACE, a Procida vuol dire P er A vere C ondono E dilizio, perchè i politici a volte sono molto meglio di noi. Un saluto

  2. caro gigi i veri operatori di pace non credo abbiano mai operato sulla nostra isola almeno non quelli di cui parla la signora Lina nel testo tratto dal libro di Tonino Bello. credo che noi procidani lasciando da parte ogni retorica e recriminazione dobbiamo cominciare a guardarci intorno e ad osservare con occhio critico la nostra isola, cosa lasceremo ai nostri figli un degrado ambientale e nessuna speranza lavorativa per il domani? come vorrei che ogniuno lasciasse da parte il proprio interesse personale e cominciasse a costruire insieme con gli altri un’ isola migliore. chi ha distrutto l’isola siamo noi procidani , ogni singolo cittadino che non ha il coraggio di votare affidando il proprio voto al clientelismo che vige sovrano. Fortunatamente c’è chi ancora crede come lei signora Lina ( avrei piacere di conoscerla) in valori forti come la fede e ha il coraggio di esporsi per un mondo migliore. grazie

  3. Ecco nuovamente Lina che come sempre esprime desideri di democrazia, di pace,di giustizia sociale, in una parola sola di fratellanza, questa volta si affida al messaggio lanciato da un uomo speciale quale “Don Tonino Bello” che appunto con belle parole, belle frasi e con esempi appropriati, partendo dalle nostre comuni radici ci apre visioni nuove di una realtà che potrebbe essere ben diversa da quella che viviamo. E’ inutile dire che apprezzo molto il modo di pensare di questa sognatrice poiché trovo nei suoi messaggi di speranza gran parte dei miei valori, il messaggio certamente è profondo, significativo in tutta la sua esposizione, però quell’“indiscutibilmente cristiane” penso sia meritevole di approfondimenti, io avrei scritto semlicemente “indiscutibilmente umane”.

  4. Circa l’integralismo cattolico….

    Apprezzo moltissimo la bellissima letteradella sig.ra LINA in cui parla di pace , di operatori di pace che dovremmo essere tutti, in special modo ,i politici che tanta parte hanno per la realizzazzione di questi principi.Non mi trovo d’accordo quando la Scotto riferendosi alle varie dottrine politiche(comunismo,socialismo,liberalismo ed altre)Lei le bolla come cose superflue ,come solo disquisizioni teoretiche,come pure astrazioni; invece Lei dice dobbiamo solo seguire le direttrici cristiane e si risolve tutto.Magari fosse cosi.Ricordiamoci che le sopracitate teorie politichesono state adottate dai governanti proprio per il progresso civile, sociale,economico ed anche religioso(vedasi il cattolicesimo democratico):chi più chi meno tutte queste teorie hanno dato il loro contributo per lo sviluppo dell’individuo.”LIbera chiesa in libero stato” ,questo il principio fondamentale su cui si reggono la quasi totalità degli Istati.Lintegralismo religioso auspicato da Lei per la realizzazione dei principi non puo realizzarsi in uno Stato che deve essere principalmente laico.Non a caso nella realizzazione della Carta Costituzionale della Comunità Europea non si fà menzione delle radici cristiane e questo deve far riflettere.Altro che pestare acqua nel mortaio delle astrazioni,come dice Lei,:è determinante,invece, studiare, capire a quale dottrina politica rivolgerci perchè ognuna di esse porta delle positività e delle negatività:trovare un giusto equilibrio è fondamentale.I concetti bellissimi di pace ed il messaggio che ne deriva dal libro di Don Tonino bello devono essere un viatico per tutti,specialmente per i politici,ma deve pur esserci una fase attuativa e scegliere verso quale orientamento di sistema politico rivolgerci è cosa ardua e piena d’insidie.

  5. Gen. sig. geppino ,
    sai un po mi dispiace che leggi, quanto ho voluto offrire come spunto di riflessione e di consapevolezza, con un po di “miopia” cercando cavilli e sottolineando passaggi che secondo me sono del tutto “irrilevanti”.Io Lina sono una donna aperta e libera , non credo che la cristianità ha detto tutto e risolve tutto , anzi sono convinta che il cristianesimo ha portato un contributo di verità molto significativo, ma non assoluto, totalizzante.. Pensa, che quanto questo vescovo (E NON IO)dice ai politici della sua terra risale a più di vent’anni fa, è un parlare forte da parte un membro autorevole della chiesa, che oggi purtroppo a distanza di vent’anni, ancora non ha il coraggio della profezia! Integralismi religiosi e pinzillacchere varie , possono essere omesse e discutibili ……come le sottolineature che fai riguardo le radici cristiane con le quali si rivolge ai politici della sua terra, per me sono l’ultima cosa, l’ultimo dei mie pensieri, nel volere offrire una occasione di riflessione a quanti non si domandano più niente, e pretendono il silenzio come giusta posizione o approvazione del niente. Io Lina sono una donna libera, non ha di che, per essere “ricattata” o infangata e questo lo dico anche per l”amico Gigi” che non conoscendo le persone fa l'”eroe” denigrando chi come me lotta e cerca di portare un suo contributo affinché ci sia una partecipazione democratica,concreta e attenta ai problemi del nostro quotidiano,del nostro territorio, del nostro vivere. E “lotterò” finché avrò forza e grinta perchè ci sia una società più giusta e umana, una società attenta, protagonista della storia e non della delega
    Buon cammino di consapevolezza !
    Lina

  6. Sig.ra Scotto
    Lei ha frainteso il mio commento:non volevo assolutamente ferirla,nè infangarLa nè ricattarLA:Non mi permetterei mai di fare una cosa del genere:volevo solo esprimere qualche sottolineatura che per me erano importani.Quando ci si va in rete può capitare che a qualcuno che piace interloquire ,come me,esprime qualche riflessione.Se non ci sono riuscito è solo a mia colpa.Ti chiedo umilmente scusa.Tantissimi Saluti

  7. Lina non fare caso a geppino, ho l’impressione che lo fà apposta, mette sempre bacchette per stare al centro dell’attenzione,ciao franco-(un saluto anche a geppino franco-)

  8. Ritornando sull’argomento, ieri ho risposto in tono scherzoso e frettoloso perché non avevo tanto tempo disponibile. Innanzitutto voglio dire a Geppino che con il suo commento ha parafrasato di parecchio le intenzioni di Lina, che cerca sempre di trasmetterci qualsiasi cosa che le capiti sottomano che può aiutarci a capire come fare per cambiare in meglio la nostra società. Lina vorrebbe una società aperta, dove ogni individuo può godere della sua libertà, dove si opera con giustizia, comprensione ed amore, questa volta ha creduto opportuno trasmetterci quanto scritto da Don Tonino Bello senza peraltro rendere intenzionalmente anche il lato religioso che il messaggio contiene; non è poi tanto difficile capire che l’ indirizzo vero è la politica che tanto abusa dei suoi poteri dimenticandosi che l’uomo oltre ad essere un fascio di istinti è anche un essere sociale che ha scelto di vivere in società per trarne comuni vantaggi e benefici, poiché stare insieme si è più reciprocamente protetti ed in una parola sola, si vive meglio, e non per dare poteri a chicchessia, che con furbizie e belle parole, appunto certi politici, condizionano a loro piacimento intere masse. In effetti caro Geppino questo è il messaggio espresso, la religione non c’entra, anche a me quest’aspetto suona non tanto bello, e comunque non lo trovo offensivo, ma solo un motivo valido da far scaturire positivi confronti, quindi apprezzo molto il tuo punto di vista in merito, anche se, fuori luogo nei confronti di Lina, poiché su quest’argomento sono d’accordo con te, e mi sento di dire con convinzione che la chiesa usa la tanta acclamata CRISTIANITA’ solo perché trova in essa la sua grande arma per esercitare, a suo piacimento, il potere che i credenti gli consentono, sarebbe interessante leggere a proposito, il recente libro del prof. Gianni Romeo “AMORI PROIBITI”, molto gradito all’UAAR. Approfitto per dire anche all’amico Gigi che dal suo parafrasare può scaturire solo la cosiddetta lotta tra poveri, lotta inutile ma tanta gradita ai politici, il problema caro Gigi è solo politico, poiché il vincolo paesaggistico è stato voluto dalla politica che ha sua volta ha trovato comodo usarlo per fini clientelari, e solo sotto quest’aspetto quindi che bisogna prendere in considerazione il grande messaggio inviatoci da Lina.

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