NON BRUCIATE LA CAMPANIA

Vorrei riportare alla vostra attenzione l’appello dell’oncologo Antonio Marfella che ho pubblicato giorni fa. Non voglio sviare la vostra attenzione dai gravi problemi che attanagliano l’isola ma poichè essi si sposano con i problemi regionali e nazionali penso che bisogna fare pressione CONTEMPORANEAMENTE sui due fronti. Leggetevi attentamente (per favore) l’appello che riporto integralmente qua sotto e cerchiamo tra tutti di raccogliere firme. La modalità è sempre la stessa stampate il pdf che trovate quà raccogliete le firme e contattateci via mail per farci avere i documenti firmati

TO WHOM IT MAY CONCERN :
LETTERA APPELLO APERTA
A CHI HA LA RESPONSABILITA’ DI DECIDERE DELLA SALUTE
PUBBLICA PER I PROSSIMI 20 ANNI:
NON BRUCIATE LA CAMPANIA!
Considerato che:
a) Il recente Decreto Legge emanato dal Consiglio dei Ministri il 24 maggio 2008 prevede in Campania
la installazione di 4 inceneritori per rifiuti indicando la portata di uno solo dei 4 (Acerra = 600.000
tonnellate/anno) . Dati ufficiosi sulla portata degli altri tre prevedono :
a) Salerno : 600.000 tonnellate/anno
b) S.Maria La Fossa : 400.000 tonnellate/anno
c) Napoli (est o ovest) : 400.000 tonnellate/anno
Per un totale quindi di 2 milioni di tonnellate/anno di portata per rifiuti solidi urbani per una portata media
prevista quindi di 500.000 tonnellate/anno . Tutti e 73 inceneritori attualmente operanti in Germania (in via di
estinzione comunque) hanno una portata media che non supera le 250.000 tonnellate/anno. Tutti gli impianti
oggi esistenti in Europa bruciano circa 50 Milioni di tonnellate/anno in circa 400 impianti per una portata
media complessiva di circa 120.000/tonnellate/anno.
b) il PIANO PASER 2007 (evidentemente non a conoscenza del Governo……) di sviluppo regionale della
Regione Campania prevede altresì lo sviluppo di una serie di impianti di cosiddetto incerimento di biomasse
sulla base di una stima di biomasse disponibili in Campania pari ad oltre 3,4 milioni di tonnellate/anno di
biomasse disponibili, elaborata nel marzo del 2007. La disponibilità di biomasse stimata dalla stessa
regione Campania nell’ottobre del 2006 si aggirava invece su 1.5 milioni di tonnellate di biomasse/anno
rispetto ad una realtà disponibile che, su stima della comunità di agronomi della Provincia di Benevento, non
supera invece le 600.000 tonnellate/anno complessive reali. Si ricorda infatti che la stima di 3.4 milioni di
tonnellate/anno di biomasse disponibili è pari al doppio circa di quanto stimato per la Regione Baviera (la
Regione piu’ boscosa di Europa) e all’incirca pari al 50% di quanto stimato disponibile in Germania!
Sulla base di questa palese quanto falsa sovrastima di biomasse quindi sono in fase di avanzata
progettazione/costruzione una serie di sovradimensionati impianti a biomasse distribuiti per la intera
Regione Campania ma con maggiore concentrazione sempre nelle Province di Napoli e Caserta (Pignataro
Maggiore, S. Vitaliano, S. Salvatore Telesino, Reino, Postiglione, Atena Lucana, ecc. ecc.) con portate
variabili da un minimo di 40.000 tonnellate/anno ad un massimo di 150.000 tonnellate/anno (Pignataro
Maggiore, Atena Lucana), per una “potenza di fuoco” complessiva non inferiore a 1.5 milioni di
tonnellate/anno complessive.
La somma totale a regime di tutta questa serie di impiantistica “inceneritoristica” porta quindi ad una
portata complessiva, in un Regione come la Campania (che sinora non ha visto la costruzione di un solo
inceneritore a norma), pari a non meno di 3.5 milioni di tonnellate/anno di materiale da incenerire tra
rifiuti e biomasse e si ricorda che in base a un decreto legge anche le cosiddette “ecoballe” sono
potenzialmente in grado di essere riconducibili a biomasse da incenerire per termovalorizzazione.
c) La Campania produce circa 2.800.000 tonnellate/anno di rifiuti urbani cui si vanno ad aggiungere circa 6
milioni di tonnellate di cosiddette “ecoballe” attualmente depositate senza altra precauzione in vari siti
dispersi per il territorio ( in particolare Taverna del Re nel Casertano definita dalla Magistratura “discarica a
cielo aperto non a norma”) per un totale quindi di circa 9 milioni di rifiuti da smaltire ( non
necessariamente tramite incenerimento). Una volta smaltita questa quantità di rifiuti , sulla base delle
vigenti norme di legge europee ed italiane , la quota da smaltire, escluso la frazione da riciclare e
compostare, non supera però la quota di 600.000 tonnellate/anno come confermato dall’assessore
all’Ambiente in carica Walter Ganapini!
Ammessa quindi la necessità, non obbligatoria per legge, di smaltire per incenerimento, oltre alla quota di
RSU (rifiuti solidi urbani) anche i 6 milioni di ecoballe, ne consegue che :
a)la attuale portata degli impianti previsti è ampiamente in grado di raggiungere e completare lo smaltimento
per incenerimento entro due, massimo tre anni dalla realizzazione di tali impianti, (come infatti
dichiarato in piu’ occasioni anche dal Presidente del Consiglio) ma che quindi, per contratti non inferiori
ai venti anni di esercizio, la Campania , in totale contrasto con tutte le normative di legge vigenti, sia italiane
che europee, e in piena e totale violazione di qualunque trattato internazionale di riduzione di CO2, si avvia a
disporre di una impiantistica di incenerimento complessiva pari a pressocche’ il 100% della sua reale
disponibilità di produzione annua di materiale da incenerire ( 2.800.000 tonnellate di rifiuti piu’ circa 600.000
tonnellate reali di biomasse = circa 3.4 milioni di tonnellate/anno!) .
b)Ammettendo nel contempo la partenza e la realizzazione di congruo numero di impianti di compostaggio e
di un minimo di raccolta differenziata, stimabile al 35% l’una (900.000 tonnellate/anno) e almeno al 20%
l’altra (600.000 tonnellate/anno) ne consegue un evidente sovradimensionamento di tutta la
impiantistica prevista di circa almeno 1.5 milioni di tonnellate/anno per non meno di 17 – 18 anni di
esercizio per impianti che funzionano ininterrottamente sulle 24 ore senza possibilità di sospensioni
di attività.
Appare quindi logica e matematica deduzione che è in atto la realizzazione di impianti di
incenerimento sovradimensionati nel complesso per non meno di 1.5 milioni di tonnellate/anno di
materiale che non potrà essere in nessun caso prodotto all’interno della Regione Campania.
La conferma della sovrastima delle biomasse disponibili proviene dalle stesse ditte che in vari casi
(Postiglione, S. Vitaliano) sinora esplicitamente dichiarano che la biomassa necessaria sarà comprata e
trasportata dall’estero (olio di girasole dalla Romania, ecc)
Tale cifra complessiva è purtroppo terribilmente e spaventosamente vicina a quanto stimato dalle
indagini della Magistratura come movimento complessivo di smaltimento di rifiuti industriali provenienti da
altre Regioni di Italia (prevalentemente dal Nord industriale) e sinora destinate a discariche illegali ma anche
legali ( vedi Pianura) cioè non inferiore al milione di tonnellate/anno per gli anni considerati dalle
indagini.
Non esiste Nazione, Stato o Regione al mondo che realizzi sul proprio territorio impianti di incenerimento
sovradimensionati alle proprie esigenze, sulla base del principio di legge europeo di incentivare la
riduzione e il riciclo e non l’inverso, ed evitare soprattutto di incenerire indifferenziatamente anche rifiuti
tossici e/o pericolosi.
Il pericolo e il danno alla salute pubblica in caso di sovradimensionamento sono evidenti: nonostante
tutte le assicurazioni e tutti i filtri possibili ed immaginabili, la combustione sulla base della legge di Lavoisier
(“nulla si crea e nulla si distrugge”) in nessun caso può essere distinta, in termini di effetti, dalla combustione
di una singola sigaretta. Pertanto, posto che una sigaretta pesa tra 0.5 e 1 g ciascuna, sovradimensionare
con queste portate tali inceneritori equivale ad autorizzare la combustione di circa 3.5 MILIARDI di
sigarette/equivalenti AL GIORNO nel raggio di poche decine di km ed in pieno centro cittadino, in una
città che già detiene, per il primo semestre 2008, il drammatico record di mortale tossicità di circa 80
“sforamenti” di polveri sottili in circa 180 giorni, a fronte dei 35 consentiti per 365 giorni per non incrementare
migliaia di morti per incidenti cardiovascolari e tumori!
Con la ulteriore beffa che, a queste portate, oltre 1 MILIARDO di “sigarette/equivalenti” al
giorno, a partire dal terzo anno di realizzazione di tali maxi impianti, proverrebbero da “fumatori”
neanche campani!
Si precisa altresì che, di sola acqua necessaria per il raffreddamento e la manutenzione di una
impiantistica di tale portata, sarà necessaria una portata di acqua pari a non meno il 10% del fabbisogno
idrico di una città come Napoli in una Regione che tende oggi alla desertificazione di una percentuale del
proprio territorio regionale non inferiore al 7%.
Come beffa finale, si precisa ancora che l’unico impianto non previsto di incenerimento sul territorio
campano è invece quello per rifiuti speciali ospedalieri per una necessità non superiore alle 20.000
tonnellate/anno, ciò che impone alle vuote casse regionali ulteriori e gravose spese per smaltimento
extraregionale di tali rifiuti (all’incirca non meno di 25 milioni di euro/anno). In questi giorni, abbiamo visto
presente anche all’interno dei treni di rifiuti urbani semplici inviati all’estero (caso treni radioattivi ad
Amburgo) tale categoria di rifiuti alimentando ulteriori e concreti dubbi sulle loro modalità di smaltimento
intraregionale in presenza di impianti di incenerimento indifferenziato cosi enormemente sovradimensionati o
di discariche non strettamente controllate.
Tali considerazioni, in ogni caso perfettamente logiche, lanciano una luce sinistra quanto tragica sulle
motivazioni di questa palesemente realizzata ad arte “emergenza rifiuti” che vive anche oggi la Regione
Campania.
In conclusione, questo palese, tossico, gravissimo e fuorilegge “GIGANTISMO” impiantistico della
Regione Campania con una previsione per la sola Napoli di inceneritori per tremila tonnellate/giorno rispetto
alle 1.500 di RSU prodotti (inceneritori di Barcellona + Vienna = 500mila tonnellate/anno per due milioni di
persone ciascuno; Acerra + Napoli = 1 milione di tonnellate/anno per 1 milione di persone complessivo!),
impone una ultima, atroce e terribile, domanda: dopo essere stata per gli ultimi vent’anni almeno la
“pattumiera dei rifiuti industriali di Italia” (Magistrato Aldo De Chiara) ora, per chi dovrà bruciare la
Campania?
In conclusione, pertanto, si dichiara, in scienza e coscienza, che sia ampiamente realizzabile, ma
non voluta, sia la raccolta differenziata con congrua quantità di impianti di compostaggio per
l’”umido”, che una concreta politica volta al raggiungimento dell’ obiettivo “rifiuti zero”.
In linea ed in sintonia con quanto recentemente dichiarato dalla Società di Cancerologia Francese che,
in un documento ufficiale, chiede ai propri governanti una moratoria nella costruzione di nuovi inceneritori sul
proprio territorio, e testualmente dichiara “per non commettere l’errore già commesso con l’amianto” come
sottovalutazione del danno alla salute pubblica, sulla base delle inoppugnabili considerazioni soprariportate,
i sottoscritti firmatari del presente appello/lettera aperta ribadiscono con forza la non eludibile richiesta di
moratoria almeno sul palese sovradimensionamento di tali impianti, chiedendo al minimo il
ridimensionamento del 50% per tutta la impiantistica proposta per inceneritori RSU e biomasse (cioè
Acerra non oltre 300.000 tonn/anno; Napoli non oltre 200.000 tonn/anno; S Maria La fossa non oltre
200.000 tonn/anno; Salerno non oltre 300.000 tonn/anno, ecc.) sulla base delle stesse affermazioni dei
cosiddetti “responsabili” di volere procedere sul modello degli inceneritori di tipo medio europeo (cioè di
impianti medi di circa 200.000 tonn/anno) .
In caso contrario, cioè di mancata accettazione di questo appello, sia chiaro a tutti i “responsabili” che su
di essi ricadrà la responsabilità storica non solo di avere apportato danno alla salute pubblica ma anche, e
soprattutto, di avere di fatto legalizzato l’ingresso in Campania, per i prossimi venti anni circa, di
materiale da incenerire (RSU e/o cosiddette biomasse) proveniente da tutto il resto di Italia per una
quantità complessiva non inferiore a 1.5 MILIONI di tonnellate/anno, con la palese quanto falsa “scusa”
di dovere bruciare le “ecoballe” in soli tre anni ! Dal momento che i contratti durano venti anni, che tali
impianti non si possono ridimensionare una volta accesi, e che la Campania non dispone di tutto il materiale
per soddisfare tali portate di RSU e biomasse, cosa si dovrà bruciare per oltre 17 anni in Campania?
Se Vienna deve essere, che Vienna sia! L’inceneritore di Vienna non supera le 200 tonnellate di RSU
giornaliere per una portata complessiva che non raggiunge le 200.000 tonnellate/anno, cioè non oltre il 50%
di quanto invece si progetta per la sola Napoli!
La tragedia e le umiliazioni costanti cui i cosiddetti “politici responsabili” della Campania stanno
sottoponendo da vari decenni tutti i cittadini di questa Regione non riuscirà, come vorrebbero, a fare andare
all’ammasso il cervello di tutti, ma solo a fare risuonare nel Mondo la voce della Ragione su questa tragedia
con il seguente interrogativo che sarà rivolto a tutto il Mondo, se non seguirà per i RSU la strada virtuosa
della riduzione, del recupero, del riuso e del riciclo : per chi suona la Campania?
Napoli li 24 giugno 2008
Primo firmatario:Dott. Antonio Marfella – Tossicologo oncologo
MEDICI PER L’AMBIENTE – ISDE NAPOLI
Segretario Generale CISL MEDICI di Napoli
NB: Si autorizza chi volesse aderire al presente appello, a modificarlo nella veste grafica per consentire spazio ed evidenza a
tutti coloro che intendessero sottoscriverlo

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